d) Area GOVERNO CLINICO

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Il governo clinico può essere definito come "il contesto in cui i servizi sanitari si rendono responsabili del miglioramento continuo della qualità dell’assistenza e mantengono elevati livelli di prestazioni creando un ambiente che favorisce l’espressione dell’eccellenza clinica".
Gli aspetti che devono caratterizzare il concetto di "governo della pratica clinica" sono: la condivisione multidisciplinare, la responsabilizzazione, la partecipazione.
Queste caratteristiche lo qualificano come un sforzo coordinato per operare sia sul versante della offerta che su quello della domanda dei servizi sanitari.
Condivisione multidisciplinare: perché governare la pratica clinica significa porre l’accento sul fatto che il risultato degli interventi e dei servizi sanitari è in larga misura l’esito non tanto della abilità e capacità tecnica del singolo operatore, quanto piuttosto della buona operatività dei team di operatori dei servizi. Non solo, significa anche ribadire che per ottenere i risultati desiderati occorre che le capacità tecnico-cliniche dei team di operatori siano adeguatamente supportate da un ambiente organizzativo funzionale al raggiungimento degli obiettivi clinici dei servizi. In questo senso quindi si tratta di un impegno multidisciplinare, che deve trovare la collaborazione sia tra operatori clinici con diverso orientamento specialistico (ma impegnati nell’assistenza alle medesime categorie di pazienti), sia tra chi ha responsabilità cliniche nella assistenza a singoli pazienti e chi invece ha responsabilità nella organizzazione e amministrazione di servizi per popolazioni di pazienti.
Il governo della pratica clinica implica anche una esplicita responsabilizzazione degli operatori. In particolare l’assumere il perseguimento di una buona qualità dell’assistenza non come generico compito professionale del singolo operatore, ma come impegno dei team di operatori nel loro insieme, diretta conseguenza del quale è la necessità di, e la disponibilità a, sottoporsi a forme di monitoraggio delle proprie prestazioni secondo principi di valutazione professionalmente condivisi. Per la professione medica questo significa passare da un regime finalizzato alla mera identificazione (peraltro generalmente inefficace) di singoli casi di malpractice, a un regime in cui il mantenimento e perseguimento di una buona qualità dell’assistenza è responsabilità assunta non solo dalla generalità della professione, ma anche dai singoli team di operatori e professionisti, nei confronti del sistema all’interno del quale essi operano (il SSN) e dei suoi utenti. Questo non implica, di per sé, una rinuncia o una riduzione della autonomia professionale del singolo operatore, che deve poter mantenere margini di propria libertà decisionale nella gestione dei problemi assistenziali, avendo però la consapevolezza che le proprie prestazioni saranno oggetto di una valutazione basata su principi che la professione ha contribuito a definire e condivide.
Infine il governo della pratica clinica dovrebbe essere un processo partecipativo nella misura in cui assume che la partecipazione degli utenti all’attività dei servizi corrisponde non solo a un generico diritto del paziente a un ruolo attivo, ma a una delle condizioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi clinici desiderati. Partecipazione dell’utenza significa, in concreto, avviare una politica di comunicazione e informazione con il pubblico, affinché migliori la consapevolezza rispetto a quanto può ragionevolmente attendersi dagli interventi sanitari disponibili e dalla tipologia di offerta dei servizi; significa anche migliore comunicazione con il paziente per una maggiore collaborazione con gli operatori, affinché adotti comportamenti pienamente funzionali al raggiungimento dei desiderati obiettivi clinici; significa, infine, mettere il paziente in grado di operare delle scelte, laddove varie opzioni diagnostico-terapeutiche siano possibili e il problema sia trovare quella più adatta alle esigenze e alle preferenze del singolo.



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